Viaggiare per fotografare o fotografare i propri viaggi?

La scoperta è molto più che mettere piede su un pezzo di terra incontaminata. La scoperta è tanto più un viaggio personale che un'avventura globale.
Adam Marelli

Un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo.
Lao Tzu

 

Una piccola introduzione

Viaggiare, viaggiare… cambiare prospettiva, decentrarsi e svincolarsi dal nostro piccolo quotidiano, toccare con mano l’immensa varietà del mondo, dei luoghi, delle opere dell’uomo, e degli stessi uomini.
Ho conosciuto persone che hanno viaggiato letteralmente in lungo e in largo; ho trovato sempre menti aperte ed arricchite dalle esperienze di viaggio (sempre che i viaggi siano Viaggi beninteso).
Ogni viaggio può essere ridotto, brutalmente, ad un mero spostamento da un punto ad un altro. Normalmente si viaggia geograficamente, ma “si viaggia” anche interiormente. I modi di viaggiare sono infiniti, e da ognuno di questi modi si ricavano sensazioni diverse, ma comunque sempre in un viaggio si osserva e percepisce un nuovo mondo, diverso dal mondo che i nostri occhi sono abituati a vedere tutti i giorni. Viaggiare è ricerca e scoperta, vacanza ed ozio, avventura e sport, o magari semplicemente si viaggia per lavoro.

La fotografia ha da sempre la capacità unica di fissare indelebilmente in un fotogramma l’esperienza, le sensazioni legate ad un istante, relative ad una fetta di mondo che in quel momento ci avvolge. La nostra macchina fotografica, qualunque essa sia, ha l’immenso potere di fissare frammenti di vita e sensazioni; ci offre l'opportunità di tornare dal nostro viaggio con un racconto fatto di immagini, immagini che rievocano i ricordi di quanto vissuto in prima persona per noi viaggiatori, e se anche ben fatte, queste stesse immagini sono le narratrici silenziose di esperienze e sensazioni per chi non c’era.
Una fotografia non ha barriere di cultura, di lingua, un “disegno fatto con la luce” (FOTOGRAFIA: dal greco phôtós e graphía, letteralmente “disegnare con la luce”), proprio perché è un "disegno", è un linguaggio universale di grande forza comunicativa.

Secondo alcuni la fotografia ed il viaggio sono come due nemici che si contrastano, perché fare fotografia toglie piacere e tempo al viaggio in quanto tale, ed il viaggio rischierebbe d'altra parte di diventare una sorta di “scusa” per raccogliere immagini. MAI viaggiare con l’ansia di raccogliere immagini, perderebbero valore sia il viaggio stesso, sia le immagini raccolte durante questo. Non si dovrebbe togliere tempo all’esperienza di un viaggio per produrre valanghe di immagini, al contrario viaggio e fotografia dovrebbero essere esperienze, aspetti di una comune ricerca ed espressione che corrono paralleli l’uno all’altro. Il viaggio deve essere visto come un'occasione che, grazie alla nostra esposizione al nuovo, all’insolito, aiuta l’occhio e la mente a cercare di cogliere per poter esprimersi.

Il mondo di oggi è diventato microscopico se paragonato a quello di una volta, c’è molta più contaminazione di culture, di costumi, la società occidentale (e ormai non più soltanto quella) è ormai ampiamente globalizzata. Internet avvicina i confini di qualunque cosa ed il viaggio è un costume molto diffuso; la mobilità di cui disponiamo oggi era impensabile solo poche decine di anno or sono. Il mondo rimane però da scoprire di persona, non attraverso la televisione o Internet, viaggiare in tranquillità con poche persone, niente "gregge" con pacchetti preconfezionati dal ritmo frenetico, niente viaggi da fare “a cottimo”. Un viaggio deve avere un ritmo che ci permetta di accostarci ad un nuovo luogo e di farlo almeno un minimo proprio, non è un lungo elenco di cose da vedere o fare in fretta e furia per mettere una crocetta su un lungo elenco! Essere disposti ad entrare letteralmente in punta di piedi in realtà e culture diverse, non nostre; restare ricettivi nei confronti di questi nuovi stimoli per fare esperienze ed incontri, solo rimanendo con la mente aperta il nostro occhio sarà capace di osservare ed inquadrare quanto di meglio ci viene offerto dalla nuova realtà dinanzi a noi, rimaniamo dopotutto solo e soltanto dei visitatori di passaggio alla ricerca di esperienze.

Questo piccolo articolo non ha la pretesa di essere nulla di più di una collezione di note, suggerimenti e qualche consiglio frutto di esperienza personale, di tentativi ed errori (tanti), di considerazioni fatte prima, ma soprattutto frutto di considerazioni fatto DOPO ogni viaggio riesaminando il risultato fotografico che si riporta a casa. L’unica regola universalmente valida è che non ci sono regole, solo alcuni suggerimenti perché quando si è in viaggio quasi mai possiamo portarci dietro l’intera attrezzatura fotografica e spesso non serve nemmeno. Tutto va preso e letto secondo la propria sensibilità. Ogni scelta è perfettamente rispettabile e lecita, conta solo ed esclusivamente il risultato espressivo finale, null’altro. Sempre ad ognuno il proprio modo di fotografare.

Documentarsi

Prima della partenza sarebbe buona cosa preparare un minimo il viaggio; i mezzi con i quali reperire tutte le informazioni che vogliamo sono svariati, ma attenzione a non eccedere. Dobbiamo avere l'accortezza di preservare il piacere della scoperta… arrivare a destinazione con gli occhi già pieni di ciò che dobbiamo vedere, ci toglie il piacere della ricerca dei luoghi “da vedere” e la creatività nel fissarli in un’immagine non banale, espressiva. Documentarsi prima di partire è giusto, ma è altrettanto importante mantenere lo sguardo vergine nei confronti di ciò che ci aspetta. Cancellare ogni pregiudizio, distillare la mole di informazioni che si sono recuperate prima della partenza.

Documentarsi relativamente ad un viaggio non solo per i luoghi che stiamo per visitare, ma allenare l’occhio ed affinare lo sguardo su come fotografare i viaggi. I libri fotografici che trattano il tema del viaggio (nello stesso luogo, ma anche in luoghi totalmente diversi) sono sempre un ottima soluzione per farsi un’idea delle inquadrature, dei soggetti e degli accorgimenti per ottenere immagini significative; la conoscenza dell’operato dei grandi maestri è sempre grande fonte di ispirazione. Avere l’esempio di come bravi fotografi hanno rappresentato i luoghi notevoli del viaggio ci aiuta come buona impostazione. Una volta sul posto, cartoline, informazioni dei locali, delle guide turistiche, sono fonti di informazione sul cosa vedere ed anche sul momento migliore (fotograficamente parlando) per visitarlo.

Quale attrezzatura portare?

Lontani da casa ci si ritrova solo ed esclusivamente con ciò che si è deciso di portare con noi; preparare la propria attrezzatura con cura in funzione del viaggio che si sta per fare è fondamentale per potersi esprimere, fotograficamente, al meglio. Bisogna necessariamente essere autosufficienti, non si può fare conto su qualcosa che si potrebbe anche non trovare una volta a destinazione.
Un preventivo controllo dello stato generale, della pulizia e del buon funzionamento di tutto quello che si vorrebbe avere in viaggio è importante, si evitano potenziali brutte sorprese.
Si deve avere una buona conoscenza della propria attrezzatura e delle possibilità che questa offre, solo così si sceglieranno i componenti più adatti alle esigenze che si prevedono di avere.
Il concetto di viaggiare leggeri è sempre comunque valido, ma con le eccezioni del caso; le esigenze di chi fotografa in viaggio sono davvero molto varie.
In funzione di un ipotetico viaggio da intraprendere, si fanno certe considerazioni e si prevede un certo tipo di attrezzatura che è da personalizzare a seconda del proprio punto di vista ed ovviamente a seconda del viaggio:

  • Il corpo macchina reflex è la prima cosa; sarebbe il massimo averne con sé 2 in caso di emergenza o per avere 2 obiettivi con focali diverse immediatamente utilizzabili (se il peso è un fattore fondamentale, uno corpo solo ce lo faremo bastare).

Corpo macchina reflex

  • Una macchina fotografica compatta con uno zoom che abbia una buona estensione ed un flash incorporato, che può spesso essere utile; in alcune situazioni non si può che essere particolarmente leggeri; nei casi in cui ci aspettano lunghi viaggi con zaino a spalle può davvero essere importante risparmiare un chilogrammo ed in quel caso la differenza si sente!

Macchina compatta

  • Obiettivi! E' forse la scelta più difficile e contemporaneamente quella più importante: le focali corte sono le prime scelte se ci si aspetta di fotografare panorami ed essere in mezzo alla gente. All'estremo opposto se si intraprende un viaggio di altro genere (safari, caccia fotografica, ecc.) il cui fine è fotografare animali selvatici, è gioco forza portare con sé focali molto lunghe. Obiettivi con lunghezza focale variabile ci danno sempre un grado di libertà in più, ma sono generalmente più pesanti.

Obbiettivi

  • I relativi paraluce. Pesano proprio poco, la cosa più "difficile è trovare un posto dove metterli nella borsa, alcuni sono abbastanza delicati si rischia di romperli, ma in certe condizioni di luce (sole basso sull’orizzonte o comunque sempre quando la luce colpisce direttamente la prima lente) possono essere veramente utili e fare davvero la differenza nel risultato dello scatto.

Paraluce

  • Flash per riprese in condizioni di scarsa luce, tipicamente di notte, ma anche di interni o da utilizzare anche di giorno (flash fill); quelli incorporati nei corpi macchina vanno bene, ma con le limitazioni del caso: sono generalmente poco potenti e spesso sono troppo vicini al corpo macchina (ci si riferisce soprattutto ai flash incorporati nei corpi DSLR), questo limita le dimensioni delle ottiche utilizzabili (coni d’ombra per le ottiche più ingombranti come gli zoom grandangolari ad esempio).

Flash

  • Una bella scorta di schede di memoria: saranno gli unici "forzieri" che custodiscono le fotografie scattate fino al momento in cui si ritornerà a casa; nelle fotografie in sequenza rapida è importante dotarsi di schede di memoria veloci (soprattutto in scrittura) altrimenti la nostra capacità di eseguire fotografie in rapida successione sarà fortemente limitata (a buffer della macchina esaurito sarà solo la velocità della scheda che determina quanto rapidamente si potrà scattare). Alcuni corpi macchina (quelli di fascia professionale) hanno due alloggiamenti per schede di memoria; la scheda secondaria può essere configurata in modo da costituire una copia di sicurezza degli scatti che finiscono sulla scheda principale. Dove la scheda di memoria è singola invece o si scaricano i file su un unità portatile dotata di Hard disk o ci si deve affidare alla qualità delle schede di memoria che si hanno

Schede di memoria

  • Batterie! Dispersi in giro per il mondo, le batterie sono letteralmente la vita per una macchina digitale, averne una adeguata scorta è fondamentale. Nel caso la destinazione del viaggio ci porti in luoghi in cui c’è a disposizione energia, sarà sufficiente portare con sé tutti i caricabatterie che ci servono, ormai sono tutti con tensione universale, gli opportuni adattatori per le diverse prese di corrente ed il gioco è fatto. Se siamo diretti in un luogo remoto, le cose cambiano; diventa davvero importante essere equipaggiati con scorta di batterie sufficienti o procurarsi dei caricatori di batterie solari, per non trovarci a metà del nostro viaggio con un mucchio di pesante attrezzatura ormai inservibile. Alcuni corpi macchina hanno delle soluzioni mediante le quali si possono utilizzare anche le batterie formato AA invece del pacco di batterie dedicato; può essere un ottima soluzione, le batteria cosiddette "a stilo" si riescono a trovare quasi ovunque. Come ultima spiaggia potrebbe essere la nostra salvezza portarci dietro un corpo a pellicola con i cari buoni fedeli rullini, non rimarremo mai a piedi! Sempre che ci si possa permettere l'extra peso.

Batterie

  • Un buon cavalletto che sia robusto, ma leggero. Un cavalletto di quelli a zampe snodabili per il viaggio può essere un ottimo compromesso tra portabilità, peso e funzionalità; talvolta potrebbe venire comodo anche un mono-piede. Se utilizziamo ottiche con focale particolarmente lunga il nostro cavalletto dovrà essere adeguatamente rigido, pena fotografie mosse per un po' di arietta; dovrà avere anche sufficiente capacità di carico perché le ottiche lunghe (soprattutto se luminose) sono pesanti!

Cavalletti

  • Un set base di filtri, dai classici filtri UV che si dovrebbero avere sempre montati dato che fungono anche da protezione per la lente frontale dell’obiettivo, ad un indispensabile filtro polarizzatore con il frame che ne permette la rotazione; è utilissimo ogni qual volta si devono fotografare superfici che con riflessi (l'acqua per prima); possono essere utili dei filtri ND di vari gradi utili per allungare i tempi di esposizione e, forse meglio ancora un filtro fader ND, che con un singolo filtro permettere un infinità di gradi di attenuazione anche molto elevati, qualora volessimo ottenere particolari effetti. Se si è stati bravi nello scegliere gli obbiettivi tutti o quasi con lo stesso diametro di filetto frontale (difficile, ma non impossibile), i filtri andranno bene su qualunque ottica, altrimenti fare attenzione a quello che si porta.

Filtri

  • Da non sottovalutare il "contenitore" per l'attrezzatura fotografica; dalla semplice macchina compatta fino ad un corpo DSRL con un buon numero di obbiettivi, la borsa o lo zaino o anche la semplice custodia per la compatta, sono le barriere che devono proteggere adeguatamente il contenuto dagli agenti atmosferici; deve essere adatta sia per il trasporto sia per l’utilizzo sul campo. Una buona borsa o custodia ha, o meglio dovrebbe, avere tasche sufficienti a contenere tutti gli accessori che possono venire utili (sempre meglio avere tutto in un'unica borsa).

Zaini , borse e custodie

  • In viaggio più che altrove l'attrezzatura fotografica è soggetta a sporco di ogni tipo: fango, pioggia, polvere, sabbia, ecc. quindi è sempre bene avere con sé panni e liquidi ed accessori vari per la pulizia di tutto quanto (lenti, sensore, filtri, ecc.). Sono poco ingombranti e pesano quasi nulla, ma possono davvero essere indispensabili.

Accessori pulizia

  • Se proprio se ne avesse possibilità portare con sé un piccolo PC portatile su cui poter fare almeno un backup delle fotografie, e magari poter anche fare post-prodzione “sul campo” (correzioni, montaggio panorami, ecc.), sarebbe proprio il massimo, ma la cosa è da valutare accuratamente; si deve averne anche il tempo di fare post-produzione, ed in viaggio spesso è difficile. A questo punto sarebbe meglio dotarsi di un'unità di foto-backup che faccia la sola copia del contenuto della scheda sull'hard disk di cui è dotata.

Unità di backup


Da tenere presente che tanta attrezzatura significa da un lato grande libertà di scelta, ma dall’altro più cosa da portare con sé e quindi mobilità ridotta. Come per altre cose anche qui sta ad ognuno organizzarsi come meglio crede. Molti grandi fotografi di oggi preferiscono un approccio minimalista: ingombro ridotto al minimo o poco oltre ed essere in contatto con il soggetto, altri invece preferiscono essere completamente attrezzati.

E' comunque un approccio differente con il quale ognuno si deve regolare come meglio crede e soprattutto anche in funzione dell’attrezzatura di cui dispone. E’ sempre un equilibrio da cercare e trovare un po' alla volta col tempo, anche se una riflessione su che genere di viaggio si sta per intraprendere e su quale ambiente ci si aspetta di trovare, evita “sorprese”. Un basic set da viaggio potrebbe essere composto da un corpo macchina, da uno zoom grandangolare (un 15-30 mm oppure un 20-35 mm), una focale media (un bel 50 mm magari molto luminoso f1,8 o un meraviglioso f1,4), ed uno zoom a focale lunga (70-200 mm o magari un 100-400 mm). Obiettivi a focale fissa sono di solito più leggeri e più luminosi a parità di dimensioni esterne, mente gli obiettivi a lunghezza focale variabile offrono un maggior grado di libertà visto che non sempre è possibile spostarsi in relazione al nostro soggetto per ottenere l’inquadratura ottimale senza dover cambiare obiettivo.

E’ comunque vero che la distanza dal soggetto dipende sempre da noi che fotografiamo. Pur rimanendo sempre vera l’affermazione di Robert Capa, (fotografo di guerra n.d.r.) secondo la quale se le foto non sono abbastanza buone è perché non siamo abbastanza vicini al soggetto, ci sono dei limiti ovvi; ma è altrettanto vero che il risultato in termini di impatto di immagine di una fotografia da vicino con focale corta è ben diverso dall’immagine ottenuta da lontano con una teleobiettivo. Senza arrivare ad essere mai invadenti ed inopportuni, si dovrebbe sempre cercare di avvicinarsi quanto più possibile, immergendosi nelle situazioni che si ritiene possano essere potenzialmente interessanti.

L’impiego di focali lunghe ha l’inevitabile effetto di comprimere i piani nella nostra inquadratura (che può non essere sempre un male in linea di principio), ma ha il vantaggio di renderci più discreti lasciandoci relativamente lontani dalla scena e questo spesso lascia i soggetti più liberi di essere naturali; la sua limitata profondità di campo inoltre ci fornisce la capacità di ritagliare in modo netto il soggetto rispetto ai piani del suo sfondo. Da tenere sempre presente l’intramontabile 50 mm, leggero, compatto e luminoso, è sempre in grado di regalarci delle inquadrature con una prospettiva naturale, priva di distorsioni. Per realizzare dei buoni ritratti l’ideale sarebbe un bel medio tele (80 - 100mm per esempio), ottica da ritratto per eccellenza.

Un grandangolo spinto a focale molto corta (20 mm o anche meno) è il massimo per darci la sensazione di essere immersi nella scena. Con queste ottiche ci sono delle inevitabili distorsioni prospettiche (le linee verticali convergenti verso l’alto) che però possono estremizzare alcuni effetti creativi. La grande profondità di campo delle ottiche molto corte è in grado di catturare il nostro soggetto e contemporaneamente tutto ciò che lo circonda inserendolo completamente in tutto il suo contesto.

La luce

Per un fotografo la luce è praticamente tutto! Non essendo chiusi in uno studio di posa, la luce che troviamo è quella ambiente ed può essere nelle condizioni più disparate. Si deve cercare di catturare la luce migliore della giornata (primo mattino, tardo pomeriggio-sera). Non ci dimentichiamo che a seconda delle condizioni meteo la luce che troviamo varia moltissimo sia in intensità (e bisogna tenerne conto in termini di tempi di esposizione, diaframmi, ecc.) sia in colore; giornate soleggiate o nuvolose, hanno una dominante di colore completamente diversa e bisogna tenerne conto e questo si riflette molto nelle fotografie, non va sottovalutato il bilanciamento del bianco.

Il consiglio è di sfruttare il più possibile la luce naturale, alzandosi presto al mattino e rientrare a sera ormai inoltrata. SI dovrebbe stare in giro da prima dell’alba a sin dopo il tramonto, orario nel quale i raggi rossastri della giornata che volge al temine saturano i colori e scaldano le nostre immagini ammorbidendo al contempo le ombre radenti. Questa immagine di una barca sul lago Dal in Kashmir ne è un buon esempio:

Ultima luce sul lago Dal


Al crepuscolo possiamo anche combinare la luce naturale con la luce artificiale, appena dopo il tramonto e subito prima dell’alba l’intensità luminosa che arriva dal cielo ancora senza sole, e le luci artificiali presenti (lampioni, fari, insegne, ecc.) hanno intensità equivalente. Dura soltanto pochi minuti, bisogna essere pronti a cogliere l’attimo. Nel dubbio può aiutare utilizzare il bracketing (lo scatto in sequenza di una serie di fotogrammi ad esposizione differenziata), potendo tenere il fotogramma con l’esposizione complessiva migliore, o in alternativa fonderle in un’immagine HDR.

E’ concettualmente errato (o perlomeno si potrebbe definire riduttivo) relegare l’impiego del flash ai soli interni od alla sola fotografia “al buio”, al contrario il flash può risultare utile all’aperto anche durante il giorno per “riempire” (fill-in) le zone d’ombra e aggiungere luce senza cambiare l'atmosfera generale dell’inquadratura, per far risaltare dettagli, per rendere brillanti i colori ed è utile nei controluce (tranne in quei casi nei quali si cerca volutamente un effetto silhouette) per attenuare i contrasti esasperati tra sfondo luminoso e soggetto scuro (il classico controluce) e per avere un'esposizione corretta in entrambe le zone, senza però che la luce del flash soverchi quella ambiente. Si dovrebbe comunque cercare sempre di far notare il meno possibile la luce del flash (riducendone l'intensità e/o compensando l'esposizione), e limitarsi a “restituire” un'illuminazione complessiva il più possibile naturale. Un trucco banale, ma efficace per ridurre l’intensità del lampo è quello, in mancanza di una regolazione sufficiente o di un diffusore, di mettere davanti alla lampada un foglio di carta velina o una garza; l’effetto sarà un lampo attenuato, meno fastidioso e meno percepito, senza per questo togliere il suo effetto di illuminazione locale.

Contrariamente all’abitudine di usare il flash montato sulla macchina, quando questo viene tenuto laterale rispetto all’obiettivo genera un lampo decentrato che conferisce al soggetto maggior forza.

Flash laterale


E’ sufficiente il cavo di collegamento ed un cavalletto per il suo supporto oppure una staffa sotto il corpo macchina; in alternativa tenuto in mano ve benissimo, ma attenzione alla direzione in cui è puntato nell’istante in cui scattiamo. Un tempo di posa relativamente lungo (senza esagerare) ed il flash sincronizzato in seconda tendina crea il piacevole effetto di avere il soggetto illuminato dal lampo ben fisso rispetto ad uno sfondo con un effetto mosso; anche in questo caso la creatività e sensibilità di chi scatta possono fare la differenza.

Il racconto con le immagini

Avere una storia da raccontare. Fotografare sempre con l’idea in testa di realizzare immagini che raccontino il viaggio anche a chi non c’era, comunicare a mezzo delle nostre immagini. In viaggio, frammenti di esistenza, paesaggi, storie di gente lontana. Individuare una chiave di lettura ed interpretazione, un filo conduttore, dei simboli che comunicano.
Un vero reportage di viaggio non è solo un insieme di belle fotografie, è molto, molto di più, è un racconto di luoghi attraversati, di culture con le quali si è entrati in contatto, di specificità particolari; è la ricerca della cattura dello spirito del luogo, ed è più difficile rispetto a fare delle buone singole fotografie.
Andarsene in giro a passeggio e capire quali sono i momenti migliori per scattare, osservando la gente, la luce, il comportamento degli animali nel loro ambiente (individuare le zone potenzialmente migliori dove gli animali si radunano), ecc. Fotografare non quello che c’è da vedere, ma quello che effettivamente c’è!

Crearsi l’immagine nella mente, mediante la propria intuizione; si può cercare di figurarsi l’immagine che si sta cercando nella testa, ancora prima di effettuare lo scatto che allora diventa una ricerca di ciò che si ha già in testa. Alcuni fotografi fanno una sorta di progetto mentale della fotografia ed aspettano o cercano di determinare la combinazione più corretta degli elementi che corrispondono a ciò che hanno in mente, altri invece dicono che bisogna rimanere ricettivi al massimo verso la realtà che ci circonda, essere il più possibile permeabili, in modo da non precludersi nulla di ciò che gli si può apparire innanzi.
Secondo alcuni, sulla base di esperienze vissute e ragionamenti fatti in precedenza, si va a finire di cercare, ritrovare e fotografare quello che si stava cercando inconsciamente, anche se poi nel fotografare il meccanismo di scelta è un meccanismo più razionale: la luce, la struttura compositiva, la geometria, i volumi sono le scintille che fanno scattare la molla.

Fotografare è in ogni caso un’azione che ha come origine uno sguardo inevitabilmente soggettivo, componendo una descrizione della realtà. La fotografia è evocazione e non fornisce risposte, bensì il contrario! Il viaggiatore è un visitatore temporaneo che è sensibile a ciò che gli si presenta innanzi; la fotografia è quindi vera, ma parziale in quanto comunque sempre frutto di un’azione di chi scatta (il fotografo). Alla fine si racconta la verità di ognuno di noi che fotografa attraverso il proprio occhio e la propria mente ricca della propria esperienza di visto e vissuto. Vicino o lontano è relativo, immagini realizzate dietro casa o agli antipodi del pianeta sono immagini, mai pensare che il valore di un’immagine sia data da quanto sia lontano o vicino ciò che è rappresentato in essa. Un viaggio inteso come itinerario da una partenza ad una meta (o anche senza di essa) può essere intrapreso in ogni dove.

Fotografando dobbiamo essere sempre noi stessi, coltivare intuizione e colpo d’occhio con l’esercizio, far emergere il nostro stile espressivo, facendo attenzione agli eccessivi esercizi di tecnicismo che prevaricano il soggetto, e non lasciare che lo stile interferisca sui contenuti. Nell’immagine contano alla fine la sua capacità di suscitare emozione e contemporaneamente la sua capacità di documentare ciò che ritrae. Contano l’equilibrio generale, i tagli dei soggetti, la completezza delle situazioni ritratte, le visioni d’insieme e le specificità dell’ambiente.

Il contatto e l'interazione con la gente del luogo

Il viaggiatore o ancora maggiormente il viaggiatore fotografo è sempre alle prese con un “problema”: essere una persona che invade un mondo che non le appartiene, è un “intruso” in un ambiente estraneo popolato da estranei. Se da un lato è necessario essere “aggressivi” nei confronti del soggetto conservando sempre umiltà, è comunque fondamentale mostrare sempre un estremo rispetto, cercando di tenere al minimo il contatto.

Gente


Se abbiamo tempo sufficiente da dedicare, la cosa migliore in assoluto sarebbe sempre fiducia dei locali, fare in modo da essere considerati quasi parte della loro realtà, diventare quasi invisibili o perlomeno poco considerati; così facendo saremo in grado di catturare scene di vita quotidiana altrimenti difficili anche solo da intravedere.

Il perenne problema è ahimè davvero quello del tempo che abbiamo a disposizione, sempre limitato, unito alle tappe che abbiamo scelto per il nostro viaggio che ci “costringono” a mantenere un certo “ritmo”. Dovremmo comunque non dimenticarci mai di vivere ed assaporare il momento, anziché affrettarci a cercare come forsennati l’inquadratura che ci pare migliore. E’ naturale, per chi ha la passione per la fotografia, essere tentato dagli aspetti più spettacolari di un ambiente nuovo appena scoperto, ma non per questo dobbiamo andare in giro come se avessimo il mirino piantato davanti agli occhi.

In un primo momento è bene cercare di limitarsi a guardare con gli occhi percepire ed assaporare l’emozione del luogo, solo dopo iniziare a scattare ponendo attenzione alle “solite cose”: luce, inquadratura, soggetti, composizione della nostra immagine. Se si riesce a tenere a freno l’impulso di rubare freneticamente ricordi, la fotografia in viaggio diventa occasione non soltanto per essere una fabbrica di souvenir fotografici dei luoghi visitati, ma occasione nella quale lo sguardo di chi fotografa può esprimersi, che alla fine rimane la cosa più importante, anche e forse a maggior ragione, in un viaggio.

Inseriti in un ambiente che non ci appartiene, saremo sempre considerati degli estranei e quindi avremo sempre un certo grado di impatto sul luogo e soprattutto sulla gente; è importante essere sempre attenti, rispettosi ed il più possibile discreti. Spesso basta un cenno, un sorriso, il permesso di fotografare rapidamente chiesto in modo gentile (anche con un semplice gesto), instaurare un minimo di rapporto, magari fare 4 chiacchiere.

Ragazza col bambino

Ognuno di noi che sia il “vicino di casa” o una persona dall’altra parte del mondo, reagisce di fronte all’obiettivo in modo diverso. Possiamo essere indifferenti, infastiditi, ostili od amichevoli, accondiscendenti, a secondo della sensibilità di ognuno di noi. Se ci si accorge che si sta dando fastidio è bene ritirarsi in buon ordine prima di avere “problemi” o discussioni. Dietro l’atteggiamento che le persone hanno nei confronti di un obiettivo puntato su di esse ci sono ragioni culturali (alcuni indiani d’America rifiutavano di farsi fotografare per non farsi rubare l’anima), storiche o meramente economiche (i punk a Londra per esempio che chiedono soldi per lasciarsi fotografare). Per sicurezza, specialmente nel caso di ritratti, si dovrebbe essere sempre pronti a chiedere la firma su una liberatoria per l’uso dell’immagine, cosa però che praticamente solo i fotografi professionisti fanno.

Alcuni scenari tipici di un viaggio

 

Natura e paesaggi

Si dice che in fondo l’occhio sia lo specchio dell’anima e come tale, attraverso la macchina fotografia, a volte riesce a trovare nell’espressione delle forme naturali un’inquadratura con forme, luci, colori tali da risultare significativa in quanto esistente a sé stante, intonsa, senza il minimo intervento dell’uomo.
Fotografie di pura natura al 100% senza alcuna presenza umana e senza alcun segno di un suo intervento. Cieli, nuvole, montagne, laghi, fiumi e torrenti, animali, piante, fiori. Un fiore del Ginger fotografato nell'entroterra, in un'isola nel Mar dei Caraibi

Fiore del Ginger


La nostra sensibilità alla bellezza della natura, per quanto semplice possa essere, è innata. Una delicata farfalla fotografata appena posata su un blocco di granito in Val Borzago, in Trentino

Farfalla


I punti di vista dall’alto offrono prospettive nuove, diverse dai soliti scatti fatti ad altezza d’uomo. Il canale poco profondo con l’acqua verde-azzurra con il mare che circonda una piccolo arcipelago di isole disabitate nel Mar dei Caraibi, fotografato appollaiato a 25 metri di altezza in cima all’albero di una barca a vela, ne è un buon esempio.

Tobago Keys


Le fotografie agli animali selvatici, molto diffidenti salvo rare eccezioni, necessitano normalmente di focali molto lunghe (400mm od anche 600mm e più), solo così possono essere catturati anche da distanze notevoli. Chi viaggia con un corredo di obiettivi necessariamente ridotto, può sempre comunque riuscire a fare qualche buono scatto, come questa foto ad una coppia di aironi nell’isola del Garda.

Aironi, Isola del Garda

Non avendo ottiche molto lunghe diventa fondamentale trovarsi un buon posto di osservazione, trovare una posizione comoda, dotarsi di molta pazienza ed aspettare; sempre che sia possibile si dovrebbe cercare di avvicinarsi lentamente fino ad arrivare a distanza utile per fare uno scatto significativo, come a questo iguana ben mimetizzato in un isola nel Mar dei Caraibi.

Caraibi, Iguana

Viaggiando si incontrano anche un’infinità di paesaggi, che hanno l’enorme pregio che non scappano! La contemplazione dei paesaggi è uno dei piaceri per chi viaggia e sicuramente anche per chi fotografa. Catturare un paesaggio è comunque impegnativo perché si deve riuscire a rendere l’effettiva ampiezza di ciò che abbiamo di fronte, come questa veduta delle nuvole in basso in cima al monte Pizzoccolo ottenuta con un filtro arancione (normalmente usato per il B/N); in questo caso avere a disposizione un lente a focale molto corta o addirittura un fisheye (come in questa foto) può fare la differenza, e permettere di ottenere un buono scatto.

Pizzoccolo, panorama

Con le fotografie panoramiche (in grande auge con l'avvento del digitale) si riesce a superare i limiti del fotogramma singolo in uno scatto di paesaggio. Con macchine fotografiche ad hoc (le più semplici sono dotate di obiettivo rotante ed impressionano un’area di pellicola pari a quella occupata da tre fotogrammi), o con elaborazioni in sede di post produzione (scattando alcuni fotogrammi in sequenza nel modo corretto ed impiegando successivamente software dedicati per la loro unione) su fotografie digitali, sempre che queste siano scattate in modo opportuno. Un piccolo panorama di un ponte su un torrente ricoperto di neve immacolata in val Daone in Trentino; solo affiancando 3 fotogrammi si riesce a rendere il luogo dalla distanza voluta e con una buona angolazione.

Val Daone, Ponte d'inverno

Eventi sociali

I momenti di incontro di persone (feste, celebrazioni, incontri, ecc.) sono ottime occasioni per fare delle buone fotografie. Potendo, nei propri viaggi sono occasioni da cercare e sfruttare; gli eventi "sociali" sono spesso una forte espressione delle culture locali. Il mercato galleggiante delle verdure fatto prima dell'alba sulle acque del lago Dal in Kashmir è un buon esempio di evento sociale che offre degli ottimi spunti fotografici.

Lago Dal, mercato degli ortaggi

Ci si può in queste occasioni trovare letteralmente circondati dalla folla e questo potrebbe costituire un problema (non si hanno gli spazi desiderasti per fare certe inquadrature) o all'opposto può essere difficile entrare nel cuore dell'evento per troppo affollamento o addirittura perché non autorizzati. Cercare comunque di essere dentro l'azione, il più possibile, ma allo stesso tempo di non stridere col contesto, per comportamenti o per abbigliamento; sempre massimo rispetto possibile, soprattutto quando si ha la possibilità di accostare lo svolgimento di un rito o meglio ancora la sua preparazione. L'accesso alle cucine del tempio sikh di Delhi è stato un privilegio: vedere le attività per preparare un pasto da offrire gratuitamente a 2400 persone (due volte al giorno, ogni giorno dell'anno) è stata sicuramente una grande esperienza.

Dehli, cucine tempio Sikh

Opere dell'uomo: monumenti ed architetture

Le opere dell'uomo sono sicuramente da annoverare tra le cose che costituiscono sempre grande attrattiva per chi viaggia e spesso catturano la nostra attenzione, specialmente quando sono molto diverse da quanto i nostri occhi sono abituati a vedere perché appartenenti ad esempio a culture molto diverse dalla nostra. Palazzi, capanne, grattacieli o costruzioni sacre (chiese, moschee, templi vari) che siano. Vero palcoscenico a cielo aperto, Venezia regala letteralmente dietro ogni angolo, sempre scorci particolari come questo canale illuminato in lontananza dalle luce del palazzo e più da vicino dal lampo del flash.

Venezia, canale


Ogni città ha i suoi monumenti famosi, icone sempre presenti in ogni depliant turistico, possiamo fotografarli, ma non ci dobbiamo limitare a ripetere le inquadrature già viste e riviste; provare a sperimentare per ottenere effetti nuovi, scatti fuori dall’ordinario, originali sebbene siano di soggetti noti; questa fotografia del ponte di Calatrava a Venezia ottenuta con tempi particolarmente lunghi, fa apparire le persone come evanescenti spettri temporanei che attraversano un’opera fatta per durare nel tempo, ma nel contempo ci restituisce un’immagine viva.

Venezia, ponte di Calatrava


Da tutt’altra parte del mondo, nei remoti territori del Ladakh questo monastero buddhista dell’undicesimo secolo appollaiato sopra il paese di Lamayuru, catturato all’ultima luce della giornata che volge al termine, ha tutto il sapore della pace di quei luoghi.

Lamayuru, monastero buddhista

Prima ed ultima luce

Inizio e fine giornata sono i momenti in assoluto migliori per ottenere delle immagini di grande effetto. La luce radente è davvero speciale e ci regala ombre lunghe, grande profondità, colori generalmente caldi, saturi e c'è sempre grande risalto delle diverse superfici. La luce è generalmente poca, quindi i tempi di esposizione saranno piuttosto lunghi (in alcuni casi sarebbe bene avere al seguito un cavalletto).
Catturare all’alba il primo timido sole che sorge sul mare di nubi di fondo valle e getta una prima tenue schiarita di luce lungo il sentiero che porta in vetta al Carè Alto in Adamello, regala la prima immagine del giorno che inizia.

Carè Alto, alba lungo il sentiero


L’obiettivo cattura l’attimo in cui la calda luce del sole che sorge, inonda il ghiacciaio del Pian di Neve in Adamello, questa luce dura pochi minuti, fondamentale essere pronti al momento giusto per scattare.

Adamello, alba sul pian di neve

Allo stesso modo il tramonto è in grado di regalarci grandi soddisfazioni fotografiche come questo tramonto infuocato ritratto dalla cima del Piccolo Lagazuoi, in Trentino.

Piccolo Lagazuoi, tramonto


Di tutt’altro genere, ma comunque piacevole, il sole che abbandona il cielo a fine giornata in una placida baia nell'isola di St. Lucia nel mar dei Caraibi

Isola di St. Lucia, tramonto


In prossimità di alba e tramonto la luce è più tenue con tinte differenti da quelle che troviamo in pieno sole, i luoghi sono con pochissima gente in giro, quasi deserti (soprattutto all'alba), le ombre lunghe, i colori generalmente più caldi. L’intensità della luce naturale diventa paragonabile a quella delle luci artificiali creando piacevoli combinazioni, i tempi di esposizione saranno lunghi, quindi avere al seguito un cavalletto o avere per lo meno avere l'accortezza di appoggiare la macchina fotografica non guasta, come questa foto del golfo di Salò ripresa appena dopo il tramonto con la luna piena appena sorta.

Salò, tramonto

Imparare a sfruttare anche le condizioni di luce non sempre ottimali: la foschia che mette in evidenza i diversi piani su cui si trovano le montagne in lontananza come questa immagine ripresa dalle pendici del monte Guglielmo in Lombardia. Sfruttare anche la pioggia, le cui gocce conferiscono una capacità unica di riflessione delle superfici, lo sfondo delle nuvole del cielo di brutto tempo, non sempre e solo fotografie con il sole!

Monte Guglielmo, foschia in pianura

Acque

L’acqua come soggetto primo, o semplicemente perché parte di un’immagine, è un elemento che permettere di creare immagini di effetto. Si possono avere sia inquadrature ampie come questo panorama di costa croata nelle isole Incoronate, in Croazia

Croazia, costa delle Incoronate

Si può giocare anche con le sfumature di acqua ed aria, come questa fotografia nel mar dei Caraibi nella quale le gradazioni di blu dei due elementi creano un piacevole gioco di infinite gradazioni prima del blu poi fino al verde.

Mar dei Caraibi, barca ormeggiata


Il teleobiettivo permette di interpretare l'elemento acqua combinandolo con la presenza animale come nel caso quest'airone che vola sopra uno immobile stagno nelle prime luci del giorno in un campo da golf, vicino al lago di Garda.

Soiano del Lago, Airone nel campo da golf

Con l'acqua si può giocare anche dall'alto, cogliendo sfruttando la sua superficie debolmente mossa che crea delle deformazioni al greto di ciottoli di un torrente dietro il lago di Garda.

S. Michele, greto del torrente

In movimento

Cercare di comunicare il senso fluido del movimento aggiunge un'ulteriore dimensione all'immagine. Si può provare a ridare il dinamismo di una situazione essenzialmente in due modi. Attraverso la completa sospensione dell'azione, con un tempo di esposizione molto breve, come per questo gabbiano catturato in perfetto volo planato nell'isola di Los Lobos, Canarie

Canarie, gabbiano in volo

Oppure all'estremo opposto utilizzando un tempo di esposizione molto lungo durante il quale ciò che è in movimento lascia traccia del suo passaggio nel fotogramma, come questa roccia su cui scorre un torrente, vicino al lago di Garda

S. Michele, torrente

Un discorso differente merita il panning. La tecnica del panning permette di restituire la sensazione di movimento seguendo con la macchina fotografica un soggetto che si sposta: spostando la macchina fotografica alla stessa velocità del soggetto, e scattando verso la fine del gesto, il soggetto risulterà alla fine quasi fermo, se non proprio nitido, ma più importante ancora, lo sfondo sarà decisamente mosso, sfocato. La differenza tra l'entità del mosso tra soggetto e sfondo è proprio ciò comunica l'idea del movimento. Non è semplice da ottenere, soprattutto le prime volte, è necessario effettuare alcuni tentativi variando i tempi di volta in volta per ottenere alla fine il giusto equilibrio tra dinamismo e forme. Usando il panning si è seguito un'auto da corsa durante la frenata in una gara notturna presso l'Autodromo di Adria:

Autodromo di Adria, Staccata in notturna

oppure quest'altra che percorre un tratto dell'autodromo di Monza

Autodromo di Monza, passaggio

Concetto completamente opposto è fotografate un oggetto in movimento con un tempo tale da lasciarlo volutamente debolmente mosso come quest'auto da corsa in piena velocità all'autodromo di Imola.

Autodromo di Imola, velocità

 

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